Viaggiare con i bambini: la testimonianza del travel daddy Alejandro García

Viaggiare è affascinante, scoprire nuove città e culture è un modo imbattibile per rimanere attivi: dalla preparazione del viaggio in cui si comincia a immaginare come saranno in realtà i luoghi che visiteremo ai tentativi per imparare qualche parola della lingua del paese in cui andremo…

Per anni ho viaggiato con la mia compagna e, come accade nella maggior parte dei casi, con il passare degli anni arrivano i bambini. Alcuni pensano che i figli siano una limitazione per viaggiare, al contrario noi li abbiamo fatti diventare parte di queste piccole avventure.

Ho viaggiato con mia figlia da quando era molto piccola e anche se è vero che da quando abbiamo lei partiamo con più valigie, non tornerei indietro per niente al mondo.

Basta organizzarci un po’ e pensare che nel posto dove andremo ci saranno altri bambini e di conseguenza non sarà necessario portare cose ingobranti come mute di pannolini, barattoli con cibo o una quantità inesauribile di asciugamani 🙂 Tutti questi articoli occupano molto spazio ed è comunque molto facile comprarli sul posto.

Per gli spostamenti in macchina, in treno, in nave o in aereo consiglio sempre di portare cose diverse per intrattenere i bambini, come i colori, adesivi, puzzle e soprattutto….  il lettore musicale Ocarina! Con questa i bambini possono rilassarsi e svagarsi ascoltando la musica e le fiabe preferite, ma anche si sentiranno a casa quando arriveranno in un posto per loro sconosciuto.  Un altro consiglio è di portare un piccolo bollitore e thermos per scaldare bottiglie o purea.

Viaggiare con i bambini è incredibile, dal momento in cui salgono sull’aereo e si rendono conto che possono vedere il mondo dall’alto, il cielo, le nuvole, fino a quando arriviamo in una nuova città… non so come sia possibile ma sin dalla tenera età sono attenti a tutto e non vogliono dormire per non perdere i dettagli. Come padre adoro questi momenti…spesso un posto completamente nuovo per la mia bambina diventa presto e facilmente familiare ed anche se le persone intorno a noi parlano un’altra lingua all’inizio incomprensibile, piano piano passando i giorni è in grado di dire un ciao come un arrivederci.

Inoltre in questi giorni di viaggio possiamo godere dei nostri figli 24 ore su 24 e sono convinto che sebbene molto probabilmente non ricorderanno i luoghi che hanno visitato, qualcosa dentro di loro è cambiato, per sempre.

Ringraziamo Alejandro García per la sua testimonianza.
Alejandro abita a Ggrancanaria in Spagna, si definisce un travel daddy e nel suo istagram, molto seguito, racconta i suoi viaggi in giro per il mondo in compagnia della sua bambina.