Negli ultimi mesi stanno emergendo segnali sempre più chiari di un fenomeno che preoccupa medici, famiglie e istituzioni: disturbi psicologici colpiscono bambini e adolescenti in età sempre più precoce. Problemi d’ansia, isolamento sociale, difficoltà emotive e del comportamento stanno diventando frequenti al punto da mettere sotto pressione anche i servizi sanitari, chiamati ad ampliare in tempi più rapidi le risposte assistenziali.
L’evoluzione di questo fenomeno è ben visibile nei principali centri di cura per l’infanzia. Per esempio è notizia recente che in strutture come l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, i ricoveri per problematiche psichiatriche siano aumentati in modo significativo nel giro di pochi anni. Parallelamente, anche le consulenze specialistiche richieste in pronto soccorso mostrano una crescita costante.
Questi numeri raccontano una trasformazione silenziosa ma profonda: la sofferenza mentale in età evolutiva non è più un’eccezione, ma una realtà con cui la società deve confrontarsi ogni giorno.
Schermi e connessione continua: un equilibrio difficile
Tra i fattori più frequentemente associati a questo aumento del disagio emerge l’esposizione precoce e prolungata ai dispositivi digitali. Smartphone, tablet, pc, social network sono ormai parte integrante della quotidianità, spesso senza una reale mediazione adulta.
L’utilizzo intensivo degli schermi, soprattutto nelle fasi iniziali dello sviluppo, è stato messo in relazione con difficoltà del sonno, problemi di attenzione, aumento dell’ansia e fragilità relazionali. Anche il tempo di esposizione gioca un ruolo centrale: piccoli incrementi quotidiani possono avere effetti significativi sul benessere cognitivo ed emotivo dei bambini.
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Le nuove indicazioni della pediatria
In questo contesto si inseriscono anche le linee guida diffuse nei mesi scorsi dalla Società Italiana di Pediatria, che per la prima volta hanno provato a fissare riferimenti più chiari sull’età e sulle modalità di accesso al digitale. Dopo un’analisi molto ampia della letteratura scientifica, i pediatri hanno indicato come non appropriato l’utilizzo di uno smartphone personale prima dei 13 anni, individuando di fatto una soglia minima per l’accesso autonomo alla rete.
Le raccomandazioni nascono dall’osservazione degli effetti che un’esposizione precoce e intensiva ai dispositivi digitali può avere sullo sviluppo psicofisico: aumento dei livelli di ansia, alterazioni del sonno, rallentamenti cognitivi e difficoltà nelle relazioni. In modo ancora più prudente, viene suggerito di rimandare l’ingresso nei social network all’età adulta, sottolineando come la maturità emotiva necessaria per gestire questi ambienti non coincida con la sola competenza tecnologica. L’obiettivo non è vietare, ma proteggere una fase della crescita in cui il cervello è ancora in piena formazione.
I problemi dati dall’iperconnessione:
Uno degli aspetti più paradossali del mondo digitale è che, pur promettendo connessione continua, può favorire una sensazione crescente di solitudine. La comunicazione mediata dallo schermo rischia di sostituire gradualmente l’esperienza diretta, riducendo le occasioni di relazione reale e di confronto emotivo.
Nei soggetti più vulnerabili, l’uso non regolato dei device può trasformarsi in una forma di dipendenza, con effetti profondi sul modo di percepire se stessi e gli altri. In questi casi, il ritiro sociale non è solo una risposta temporanea, ma diventa una modalità stabile di protezione dal mondo esterno.
Tra i segnali da non sottovalutare compaiono stati di agitazione quando il telefono non è disponibile, difficoltà a separarsene anche per brevi periodi e una crescente incapacità di tollerare il silenzio o la noia. Questa dipendenza dalla connessione continua può alimentare ansia, irritabilità e senso di smarrimento.
A ciò si aggiunge l’esposizione precoce a contenuti non sempre adatti all’età, che possono interferire con la costruzione dell’identità, dell’affettività e della percezione delle relazioni.
Il ruolo degli adulti
Di fronte a questo scenario, il ruolo degli adulti diventa centrale. Non solo come regolatori dell’uso della tecnologia, ma come modelli di comportamento. Bambini e ragazzi apprendono osservando: se vedono adulti costantemente assorbiti dagli schermi, sarà difficile per loro immaginare alternative credibili.
Accompagnare significa creare regole, ma anche spiegare, condividere, offrire esperienze diverse.
In tale contesto diventa sempre più importante restituire ai più piccoli tempo di qualità, spazi di presenza reale e occasioni di ascolto autentico. Esperienze alternative allo schermo, che permettono di sviluppare attenzione, immaginazione e relazione.
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