I figli dell’era digitale: riflessioni sul Rapporto Unicef 2017

Malati di playstation, sempre connessi a internet, con lo smartphone sotto mano anche di notte: sono i nativi digitali, i bambini e i ragazzi nati dopo il 2001 per cui la vita virtuale e quella reale sono spesso intrecciate, con confini molto sfumati. A dare conferma di questa situazione senza dubbio preoccupante è l’ultimo rapporto annuale dell’Unicef “La Condizione dell’Infanzia nel Mondo 2017: Figli dell’era digitale”, pubblicato a fine dicembre 2017. I dati parlano chiaro: un 1 utente di internet su 3 è infatti un bambino, il 71% dei giovani al mondo è connesso e nei paesi più sviluppati un adolescente manda mediamente circa 4000 messaggi al mese, uno, ogni sei minuti!

Che cosa fanno i bambini connessi online?
In tutto il mondo, gli utenti connessi and internet stanno diventando sempre più giovani e sempre più mobili. I dati provenienti dai paesi ad alta connettività riportano che i bambini iniziano a usare internet a un’ età sempre più precoce: in media a 10 anni e in alcuni paesi come per esempio la Bulgaria addirittura a 7 anni.

Negli Stati Uniti il 92% dei teenager tra i 13 e i 17 anni dichiara di accedere online quotidianamente attraverso i dispositivi mobili. La situazione in Europa è molto simile: i bambini accedono a internet da più postazioni e utilizzano diversi dispositivi, in particolare gli smartphone, ma anche computer fissi e portatili, tablet e console per giochi.

Sebbene i bambini e gli adolescenti siano dei pionieri del digitale, la la gamma di attività che questi svolgono online sembra essere piuttosto limitata. Da una ricerca condotta nel 2016 in Sudafrica, Cile e Bulgaria, dal Centro di Ricerca Innocenti dell’Unicef, la London School of Economics e la rete EU Kids Onlinei bambini navigano online prevalentemente per divertirsi e comunicare. 
In particolare, gli adolescenti adorano i social media su mobile per poter comunicare con i loro coetanei in tranquillità, spesso nella privacy della loro stanza o dalla casa di un amico. Ne risulta un accesso online più personale, più privato e meno controllato e quindi anche meno sicuro.
Il rapporto Unicef evidenzia infatti come Internet aumenti la vulnerabilità dei giovani a una serie di rischi, fra cui l’accesso a contenuti dannosi, il cyberbullismo e l’uso improprio delle loro informazioni e immagini personali.
I dati parlano chiaro: nel 2016, ben 57.335 URL (inidirizzi web) contenevano materiale pedo-pornografico. Di questi, il 60% era ospitato su server situati in Europa e il 37% in Nord America. Il 53% dei bambini abusati e sfruttati per produrre questi contenuti hanno 10 anni o meno. Il numero di immagini di bambini dagli 11 ai 15 anni è in aumento: dal 30% nel 2015 al 45% nel 2016.

Un appello per la sicurezza contro i rischi del mondo digitale
Purtroppo è stato fatto troppo poco per proteggere i giovani dai rischi del mondo digitale e per aumentare il loro accesso a contenuti online sicuri. “Solo un’azione collettiva da parte dei governi, del settore privato, delle organizzazioni per i bambini, del mondo accademico, delle famiglie- si legge nel report dell’associazione internazionale per l’infanzia – può rendere lo spazio digitale maggiormente accessibile e sicuro per i bambini”.

Primo fra tutti a dover essere regolamentato è il mercato di giocattoli e dispositivi tecnologici destinati ai bambini e agli adolescenti. Negli ultimi anni, l’iPhone, l’iPod e l’iPad, dotati di tecnologie inizialmente destinate agli adulti sono diventati invece i giocattoli più desiderati dai giovani. I bambini giocano con tablet, smartphone e altri dispositivi parlanti ancora prima di imparare a camminare o esprimersi. In questa prospettiva, la scarsissima regolamentazione nel settore, non fa che accelerare la continua innovazione dei produttori di giocattoli e dell’industria tecnologica, che procede più velocemente di quanto i genitori possano capire, i gruppi di consumatori possano consigliare e i governi possano legiferare. Dai giocattoli intelligenti che ascoltano i bambini mentre giocano, all’utilizzo abituale di Amazon Echo e alla grande quantità di software e hardware utilizzati intorno a loro, i giovani anche piccolissimi, vivono in un mondo sempre connesso. Ciò solleva importanti questioni riguardo l’invasione della privacy e della sicurezza in casa e online, nonché serie perplessità su ciò che le aziende possono fare con le informazioni registrate dai giocattoli, come tali informazioni possono essere utilizzate e protette e chi può accedervi. Dall’altro lato i genitori e anche gli insegnanti spesso non hanno gli strumenti per tutelare i ragazzi dai possibili rischi che potrebbero incorrere in rete né per insegnare loro ad avere un pensiero critico sull’uso delle nuove tecnologie. Non è un caso che nel report Unicef al quesito “Come hai imparato a utilizzare Internet?” il 42% dei ragazzi ha risposto di aver imparato da solo, mentre il 39% – prevalentemente giovani che vivono in paesi a basso reddito – ha risposto di aver imparato da amici o fratelli.
Allo stesso tempo anche la scuola sembra non stare al passo con i tempi: gli adolescenti hanno dichiarato, infatti, che l’uso delle tecnologie nelle scuole è in significativo ritardo rispetto alla pratica digitale al di fuori delle ore scolastiche. 

Segnali di cambiamento
Anche se sul fronte della dipendenza “digital” di bambini e adolescenti resta molto da fare, qualche segnale di cambiamento per fortuna sembra arrivare. In Europa e negli Stati Uniti stanno montando polemiche sulla dipendenza da smarthphone e social di bambini e teeneger, spesso messa in relazione con l’aumento di depressione e suicidi. 

E’ di pochi giorni fa la lettera inviata ad Apple da parte di due dei suoi maggiori azionisti, il gestore Jana partners e il fondo pensioni degli insegnanti della California Calstrs, nella quale si sollecita l’azienda a prendere contromisure per evitare che bambini e adolescenti diventino “drogati” di smartphone. Sempre nella lettera, prontamente intercettata e pubblicata dal Wall Street Journal, si chiede di fornire precise linee guida ai genitori e di sviluppare software che aiutino il “parental control”.
All’inizio di dicembre anche Facebook ha affrontato questo tema, lanciando sul mercato Usa Messanger Kids, una app che consente di scambiare messaggi sin da piccoli, ma sotto il controllo dei genitori
Ha fatto inoltre notizia la scelta del Governo francese di bandire gli smartphone da tutte le scuole primarie e secondarie di primo grado. In una intervista rilasciata a Le Figaro, il responsabile del ministero dell’Istruzione, ha annunciato che “Fra nove mesi i telefoni dovranno essere spenti appena superato il portone di scuola e non più soltanto durante le lezioni”.
In contemporanea diventano sempre più frequenti i progetti e i corsi rivolti ai genitori e formatori che hanno l’obiettivo di far riflettere sulle implicazioni dell’uso delle nuove tecnologie tra i ragazzi, promuovendo un’esposizione modulata se non addirittura una disintossicazione.

La Détox Digitale des enfants by Bloom
Ocarina nasce scegliendo di dire no a video, connettività web e display touch. Una mission sostenuta e condivisa anche dalle realtà con cui collabora. Prima fra tutte Bloom – la radio des enfants che proprio in questi giorni sta proponendo una simpatica e sicuramente utile iniziativa rivolta ai genitori che sentono la necessità di iniziare una “Dieta digitale” per sé e per i propri figli. Si tratta di un programma che ha l’obiettivo di liberare i i bambini dagli schermi: a partire da febbraio 2018, ogni giorno, per un mese verranno suggeriti giochi, spettacoli, ricette culinarie, balli da condividere con la famiglia. Ma anche informazioni, consigli per una vita senza schermo o quasi. Se siete interessati e desiderate avere maggiori notizie visitate la pagina fb di Bloom